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LE
Dal
punto di vista motorio, ogni essere vivente deve essere in grado di adattarsi
all'ambiente in cui si trova per sopravvivere e svolgere la propria attività
statica e dinamica.
Tale
adattamento richiede la possibilità di cogliere ciò che succede nell'ambiente
stesso e conseguentemente, di assumere le posizioni più consone alla situazione
e alle proprie esigenze di comportamento. Possiamo definire "postura" ciascuna
delle posizioni assunte dal corpo, contraddistinta da particolari rapporti tra
i diversi segmenti somatici.
Il
concetto di postura, quindi, non si riferisce ad una condizione statica, rigida
e prevalentemente strutturale. Si identifica, invece, con il concetto più
generale di equilibrio inteso come "ottimizzazione" del rapporto tra soggetto e
ambiente circostante, cioè quella condizione in cui il soggetto stesso assume
una postura o una serie di posture ideali rispetto alla situazione ambientale,
in quel determinato momento e per i programmi motori previsti.
Una
funzione così importante non può essere affidata ad un solo organo o apparato ma
richiede un intero sistema, che chiameremo Sistema-Tonico-Posturale (S.T.P.),
cioè un insieme di strutture comunicanti e di processi cui è affidato il compito
di:
1.
lottare contro la gravità;
2.
opporsi alle forze esterne;
3.
situarci nello spazio-tempo strutturato che ci circonda;
4.
permettere l'equilibrio nel movimento, guidarlo e rinforzarlo.
Per
realizzare questo "exploit" neuro-fisiologico, l'organismo utilizza differenti
risorse:
1.
esterocettori: ci posizionano in rapporto all'ambiente (tatto ,
visione , udito);
2.
propriocettori: posizionano le differenti parti del corpo in
rapporto all'insieme, in una posizione prestabilita;
3.
centri superiori: integrano i selettori di strategia, i processi
cognitivi e rielaborano i dati ricevuti dalle due fonti precedenti.
GLI
ORGANI DEL SISTEMA TONICO POSTURALE
Si
riconoscono diversi recettori posturali primari con funzione estero e
propriocettiva, i quali sono in grado di informare il Sistema Nervoso Centrale
del loro stato e indurre una risposta posturale specifica per quel determinato
momento, modificando lo stato delle catene cinematiche muscolari e di
conseguenza gli equilibri osteo-articolari.
ESTEROCETTORI
Questi
recettori sensoriali captano le informazioni che provengono dall'ambiente e le
inviano al S.T.P. Tre sono i recettori universalmente riconosciuti: l'orecchio
interno, l'occhio e la superficie cutanea plantare.
1-
Orecchio interno
I recettori dell'orecchio interno sono degli accelerometri, essi
informano su movimento e posizione della testa in rapporto alla verticale
gravitaria. L'entrata vestibolare comprende un sistema semi-circolare ed un
sistema otolitico. Il sistema semicircolare è un sistema di tre canali arciformi
situati in tre piani perpendicolari fra di loro, sensibili alle accelerazioni
angolari (rotazione della testa). I canali semicircolari non partecipano alla
regolazione fine dell'equilibrio, poiché la loro soglia minima di sensibilità
alle accelerazioni è superiore alle accelerazioni oscillatorie dentro il sistema
posturale fine; per contro il sistema interviene nell'equilibrio dinamico. Il
sistema otolitico è contenuto in due vescicole: il sacculo e l'utricolo,
sensibili alla gravità e all'accelerazione lineare. L'orecchio interno
percepisce le accelerazioni angolari (rotazione della testa) attraverso i
recettori situati nei canali semicircolari e le accelerazioni lineari attraverso
il sistema otricolo/sacculo. Sembra che solo questi ultimi partecipino alla
regolazione posturale fine. In effetti, fin nel 1934, TAIT J. e Mac NELLY W.H.
avevano mostrato che la denervazione dei canali semicircolari non interferisce
con il tono muscolare, mentre quello dell'utricolo si traduce in profonde
perturbazioni della sua ripartizione.
Perché le informazioni che vengono dall'orecchio interno possano
essere interpretate dal S.T.P., devono essere comparate alle informazioni
propriocettive che permettono di conoscere la posizione della testa in rapporto
al tronco e quelle del tronco in rapporto alle caviglie e soprattutto alle
informazioni di pressione podalica, il solo riferimento fisso.
2- Occhio
L'entrata visiva, grazie alla retina permette la stabilità
posturale per i movimenti antero-posteriori, grazie alla visione periferica. Per
contro, per i movimenti destra-sinistra, la visione centrale diviene
preponderante. L'entrata visiva è attiva quando l'ambiente visivo è vicino; se
la mira visiva è distante 5 metri o più, le informazioni che vengono dal
recettore visivo diventano cosi poco importanti da non venire più prese in
considerazione dal S.T.P.
Per fare in modo che il S.T.P. possa utilizzare le informazioni
visive per il mantenimento dell'equilibrio, bisogna che le informazioni visive
siano comparate a quelle che vengono dall'orecchio interno e dall'appoggio
plantare.
In effetti l'occhio non sa dire se lo scivolamento delle immagini
sulla retina sia dovuto al movimento dell'occhio, al movimento della testa o al
movimento dell'insieme della massa corporea.
3- Piede
L'esterocettore plantare permette di situare l'insieme della
massa corporea in rapporto all'ambiente, grazie a delle misure di pressione a
livello della superficie cutanea plantare. Quest'ultima rappresenta
l'interfaccia costante tra l'ambiente ed il S.T.P.. Essa e ricca in recettori e
possiede una soglia di sensibilità molto elevata (i baropressori percepiscono le
pressioni anche di 0,3 grammi). Essi forniscono delle informazioni sulle
oscillazioni dell'insieme della massa corporea e si comportano dunque come una
"piattaforma stabilometrica". Le informazioni plantari sono le uniche a derivare
da un recettore fisso, direttamente a contatto con un ambiente immobile
rappresentato dal suolo.
A
livello del piede si raccolgono, tuttavia, anche informazioni relative alla
propriocezione muscolare e articolare (vedi oltre).
Nell'ambito delle problematiche posturali, il piede può presentarsi in tre modi
diversi:
1.
come elemento causativo: responsabile principale dello
squilibrio posturale;
2.
come elemento adattativo: tampona uno squilibrio che viene
dall'alto (generalmente dagli occhi e dai denti). In un primo
momento l'adattamento è reversibile poi si fissa alimentando lo squilibrio
posturale;
3.
come elemento misto: presentando contemporaneamente un
versante adattativo e un versante causativo.
ENDOCETTORI
Questi recettori sensitivi informano il S.T.P. di quello che
succede all'interno dell'individuo. Permettono ai sistema di riconoscere in
permanenza la posizione e lo stato di ogni osso, muscolo, legamento, od organo
in rapporto con l'equilibrio. Essi informano in particolar modo sulla posizione
degli esocettori cefalici (orecchio interno e retina) in rapporto all'esocettore
podalico. Essi si dividono in due grandi categorie: recettori propriocettivi e
recettori enterocettivi o viscerocettivi.
L'entrata oculo-motrice
permette di comparare le informazioni di posizione fornite dalla visione a
quelle fornite dall'orecchio interno grazie ai sei muscoli oculo-motori, che
assicurano la motricità del globo oculare.
L'entrata rachidea
ha per scopo di informare il sistema posturale sulla posizione d'ogni vertebra e
quindi sulla tensione di ogni muscolo.
L'entrata propriocettiva podalica,
grazie al controllo dello stiramento dei muscoli del piede e della gamba, situa
il corpo in rapporto ai piedi.
L'entrata rachidea e l'entrata propriocettiva podalica formano
una continuità funzionale, un'estesa catena propriocettiva che riunisce i
recettori cefalici ai recettori podalici e dunque permette di situare l'orecchio
interno e gli occhi in rapporto ad un recettore fisso costituito dai piedi. Ciò
consente una codificazione delle informazioni spazio-temporali cefaliche.
APPARATO STOMATOGNATICO
Un numero sempre più crescente di lavori tende ad analizzare il
ruolo dei disordini del rachide e della postura in correlazione alle
problematiche cranio mandibolari; l'attenzione che molti ricercatori riservano
all'ipotesi di correlazione tra postura e occlusione è giustificata
dall'evidenza di rapporti anatomo-funzionali tra il sistema stomatognatico e le
strutture deputate al controllo della postura.
Nell'ambito dei disordini cranio mandibolari l'occlusione,
definita come "il rapporto sia statico che dinamico tra elementi di due arcate
dentarie antagoniste", viene considerata uno dei principali fattori eziologici.
Alcuni Autori hanno individuato alcune condizioni occlusali che
possono rappresentare un fattore di rischio per l'insorgenza di disfunzioni
cranio-mandibolari:
1.
morso aperto anteriore
(mancato contatto, in occlusione, tra gli incisivi superiori con quelli
inferiori);
2.
"overjeet" maggiore di 6 mm; laddove per overjeet intendiamo la distanza in
senso orizzontale tra il gruppo incisivo superiore e quello inferiore che nella
norma va da zero a quattro millimetri;
3.
differenza tra posizione mandibolare ideale e reale maggiore di 2
mm;
4.
inversione dei rapporti trasversali interarcata (cross-bite)
posteriormente e monolateralmente;
5.
II classe divisione 2;
6.
assenza di cinque o più denti nel settore posteriore.
Sono stati dimostrati rapporti di intima vicinanza a livello
spinale tra le terminazioni nervose trigeminali e quelle dei primi plessi
cervicali tanto da far supporre l'esistenza di vie nervose di convergenza o di
interconnessione a livello del nucleo spinale, che spiegherebbero l'insorgenza
di sintomatologie variabili a livello della faccia, dell'articolazione
temporo-mandibolare e delle porzioni dermatomeriche dei primi nervi cervicali in
caso di mioartropatia di ognuno di questi distretti e potrebbe essere la causa
del dolore diffuso e riferito che spesso accompagna alcune forme di cefalea e di
dolore oro-cranio-facciale.
L'innervazione dell'apparato stomatognatico è fornita
essenzialmente dal trigemino. La sensibilità propriocettiva dello stesso
distretto orale è affidata a fibre nervose i cui corpi cellulari si trovano nel
nucleo mesencefalico del trigemino.
Sono state ipotizzate anche correlazioni tra mandibola, muscoli
sovraioidei e vertebre cervicali che andrebbero a costituire un complesso
anatomo-funzionale il cui anello di congiunzione sarebbe rappresentato dall'osso
ioide.
Lo stesso osso ioide potrebbe rappresentare il mediatore delle
variazioni posturali della testa in seguito a cambiamenti di posizione della
mandibola.
LE
SINDROMI ALGICO-POSTURALI
Quando
si determina una disfunzione del sistema tonico-posturale si può instaurare un
quadro clinico caratterizzato generalmente da sofferenza dell'apparato
locomotore (patologie muscolo-tendinee, articolari ed ossee) detto "sindrome
algico posturale".
Più in
dettaglio, gli elementi che devono concorrere perché ciò si verifichi sono i
seguenti:
1.
la predisposizione individuale
2.
le alterazioni Morfo-Funzionali
3.
l'azione dell'ambiente interno ed esterno all'individuo.
Nell'eziopatogenesi della sindrome algico-posturale tutte le componenti sono
presenti. Ciò significa che il paziente deve essere predisposto alla disfunzione
(ad esempio per il suo stile di vita sedentario), che i recettori
posturali devono trovarsi in qualche stato di alterazione o che siano presenti
paramorfismi o dismorfismi dell'apparato locomotore ed infine che le abitudini
lavorative o l'allenamento sportivo determinino un ipercarico dei tessuti che
sono poi oggetto di reazione degenerativo-infiammatoria.
Per
quello che riguarda l'"ambiente interno" ci si riferisce a determinati stati
emotivi e/o psicologici che concorrono ad alterare lo schema posturale ed il
tono muscolare di base.
La
triade è potenzialmente presente in ogni individuo, ma non si realizzerà nessuna
manifestazione clinica della disfunzione finché tutte le componenti non siano
coinvolte. Non appena si sviluppa la triade, la sindrome precipita e si
osservano i sintomi della disfunzione.
Il grado
di predisposizione, di alterazione morfologica, o di alterazione dell'ambiente
interno ed esterno, necessario per la comparsa della sindrome è diverso per ogni
individuo. Per questo si potranno trovare persone con livelli minimi delle
componenti che possono presentare anche delle sintomatologia molto importanti.
Ricapitolando, perché la sindrome posturale abbia la sua estrinsecazione
clinica, sono necessarie tutte le componenti descritte. Le variabili di tale
principio consistono nel grado di incisività che ciascuno di questi singoli
fattori può rappresentare in ogni particolare individuo. Tale grado di
variabilità rende conto delle differenze fra gli individui, cosi come nello
stesso individuo in tempi diversi.
Sono
possibili inoltre dei fattori scatenanti e/o aggravanti come il trauma,
lo stress, l'esito di interventi chirurgici ortopedici, alcune cicatrici e le
parafunzioni (bruxismo), che possono improvvisamente far precipitare un quadro
patologico. Questi fattori sono considerati delle concause per l'insorgenza di
una patologia posturale.
LA
DISFUNZIONE DEI RECETTORI
A
seconda dei recettori posturali in disfunzione possiamo classificare la
patologia algico-posturale in:
1-
Semplice:
avviene quando troviamo in disfunzione un solo recettore posturale primario,
come per esempio l'appoggio podalico, che induce un determinato schema
adattativo.
2-
Complicata:
avviene quando troviamo in disfunzione più recettori primari posturali, come
l'appoggio podalico e l'apparato stomatognatico.
LE
CARATTERISTICHE DEL QUADRO CLINICO.
Un
determinato programma posturale in disfunzione che presenta un quadro clinico
può indurre una disfunzione a vari livelli dell'apparato locomotore:
1.
muscoli
2.
articolazioni
3.
ossa
4.
tendini e legamenti
5.
tessuto nervoso
6.
visceri
A
livello muscolare possiamo evidenziare ipertono, contratture, squilibri di
trofismo e stenia o formazione di zone algiche chiamate trigger-point.
A
livello osteo-articolare possiamo evidenziare artrosi, condropatie e, raramente,
fratture da stress.
A
livello dei tendini e dei legamenti si osservano tendiniti, tendinosi o
infiammazioni inserzionali.
Per quel
che riguarda il tessuto nervoso, si riscontrano spesso delle patologie da
compressione dei fasci sensitivi e/o motori.
Per i
visceri si osservano varie tipologie di sintomi viscerali spesso secondari a una
patologia neurologica del rachide o secondari a ipertono dei muscoli scheletrici
che esercitano azione compressiva.
Da un
punto di vista clinico possiamo avere un quadro:
1.
Lieve
2.
Medio
3.
Grave
Quando è
lieve, la sintomatologia può essere presente saltuariamente soprattutto
dopo episodi di stress psico-fisico, il paziente la menziona solo se interrogato
dal medico, si può apprezzare lieve dolorabilità alla digito pressione in uno o
più muscoli delle catene cinematiche posturali. Non sono presenti alterazioni
della qualità di vita e dell'attività fisica del soggetto.
Quando è
media, il paziente presenta una sintomatologia vera anche se intervallata
da periodi di acuzie e remissioni parziali. La sintomatologia determina una o
più visite specialistiche ed accertamenti strumentali. Sono presenti
modificazioni della qualità di vita e dell'attività fisica del soggetto.
Quando è
grave, il paziente soffre per un quadro clinico algico-disfunzionale
permanente e spesso ricorre a terapia farmacologia antidolorifica e/o
antinfiammatoria.
Sono
presenti delle significative modifiche della qualità di vita e dell'attività
fisica del soggetto.
LA
DIAGNOSI E LA RIABILITAZIONE NELLE SINDROMI ALGICO-POSTURALI
La
diagnosi delle sindromi algico-posturali si basa essenzialmente su una corretta
raccolta dell'anamnesi e su un attento esame obiettivo.
Bisogna
ripercorrere bene la storia del paziente sia da un punto di vista fisico (storia
di traumatismi o di episodi dolorosi articolari e/o muscolari), sia da un punto
di vista biochimico (allergie, menopausa, disturbi endocrini), sia da un punto
di vista psichico (stress, depressione).
Inoltre
si deve valutare se ci sono stati dei cambiamenti importanti dell'apparato
stomatognatico come estrazioni di elementi dentali o la riabilitazione
occlusale mediante protesi fisse e non o mediante trattamento ortognatodontico
soprattutto nei bambini (non è raro sentire che dopo un cambiamento del
occlusione si è sviluppato un cambiamento della funzionalità del rachide e non
solo).
ESAME OBIETTIVO
1- Esame
morfologico e studio della verticale di Barrè.
Si
ricercano nei tre piani (frontale, sagittale e trasverso) variazioni di
posizione dei principali punti di repere rispetto ad un modello di posizione
ortostatica ideale con particolare riferimento al cranio, alla colonna
vertebrale, al bacino elle estremità inferiori. Si valuteranno, inoltre,
asimmetrie e rotazioni dei segmenti scheletrici nonché la presenza di zone di
alterato trofismo e/o tono muscolare.
2-
Valutazione dei recettori.
Per
quello che riguarda l'apparato stomatognatico si studia prima lo stato di salute
dei muscoli masticatori e si valuta l'armonia del movimento mandibolare
rilevando la presenza di rumori a livello dell'articolazione temporo-mandibolare
e le sue eventuali disfunzioni e/o discinesie, si registra lo stato di salute
dei denti ed eventuali presenza di bruxismo.
Infine
si può variare l'appoggio occlusale con dei cotoni inseriti fra le arcate
dentarie ed osservare cosa avviene sulle catene muscolari posturali del corpo e
cosa cambia a livello del bacino e del rachide cervico-dorso-lombare, aiutandoci
con uno scoliometro sia sul piano frontale che sagittale e orizzontale o con una
pedana stabilometrica.
Parallelamente alla valutazione stomatognatica deve essere studiato l'appoggio
podalico anche attraverso esami strumentali (baropodometria).

Esame
Baropodometrico
La
funzionalità del piede deve essere valutata sia in condizioni statiche che
dinamiche per accertare la presenza di paramorfismi come il piattismo, il
cavismo o gli eccessi di pronazione e supinazione.
Completerà la diagnosi una valutazione del sistema oculare, con particolare
riferimento alla funzione oculomotrice, e dell'orecchio interno.
Il
trattamento
riabilitativo,
nei confronti del quale non ci soffermeremo perché argomento molto complesso ed
ancora non codificato, si articola in due fasi distinte, ma che spesso procedono
in parallelo.
Da un
lato si procede alla risoluzione della disfunzione recettoriale (terapia
etiologica) con le evidenti difficoltà che nascono dal fatto che molto spesso la
disfunzione di un recettore coinvolge altri organi che si modificano per
adattarsi ad un nuovo schematismo corporeo. Ciò può portare ad errori
interpretativi del quadro clinico ed ad interventi terapeutici che possono
paradossalmente aggravare la sintomatologia (ad esempio l'uso indiscriminato di
ortesi plantari su piedi "adattativi").
Dall'altro si procede al programma riabilitativo sull'apparato locomotore
che deve avere caratteristiche di intervento assolutamente individuale in
funzione della tipologia delle lesioni, ma anche del paziente e delle sue
abitudini di vita.
Ciò è
particolarmente importante se il paziente è uno sportivo; l'attività fisica,
soprattutto se intensa, determina, infatti, dei forti adattamenti muscolari
indotti dalla disfunzione tonico-posturale (ipertono, fibrosi localizzate) che
se non rimossi, impediscono il ripristino di un corretto ed equilibrato schema
corporeo.
Claudio
Gallozzi
C.O.N.I.
- Istituto di Scienza dello Sport - Dipartimento di Fisiologia e Biomeccanica
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