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LE DISMETRIE DEGLI ARTI INFERIORI (La "Gamba Corta"): MITO
O REALTÀ Introduzione
A differenza di quanto si possa immaginare, la diagnosi di una vera "gamba
corta" è un problema tutt’altro che semplice. La sua complessità è data dal
fatto che l’arto inferiore non è costituito da un unico segmento scheletrico ma
presenta tre articolazioni fondamentali (anca, ginocchio e sottoastragalica) il
cui atteggiamento, inteso come posizionamento reciproco dei vari segmenti
scheletrici tra di loro (sacro-iliaco, iliaco-femore, femore-tibia,
tibia-astragalo e astragalo-calcagno) è in grado di determinare una variazione
della sua lunghezza che non è reale ma solo apparente, cioè "funzionale". Non è
sufficiente dunque la valutazione della dismetria delle creste iliache per
indicare la presenza di un arto corto. Lo studio dell’arto inferiore, inteso
come lettura della "programmazione" delle catene muscolari, è la chiave di volta
che ci permette di evidenziare la presenza di una vera dismetria. La maggior
parte delle dismetrie degli arti, infatti, sono solo funzionali, dunque
apparenti. Valutazione dell’arto inferiore e della programmazione delle catene
muscolari L’intero arto inferiore (prendendo come riferimento l’altezza della
cresta iliaca da terra), in fase di appoggio al suolo, può variare la sua
lunghezza, come abbiamo detto, in base al reciproco atteggiamento dei segmenti
scheletrici tra loro: • A livello dell’iliaco: a seconda del grado di
antiversione o retroversione oppure di chiusura o apertura del bacino. •
A livello del ginocchio: a seconda del grado di flessione o di estensione. •
A livello della sottoastragalica: a seconda del diverso grado di svolgimento o
avvolgimento dell’elica podalica. Fattori determinanti l’accorciamento
funzionale dell’arto inferiore
(figura 1): • Iliaco in chiusura • Ginocchio in flexum • Svolgimento
dell’elica podalica (piede valgo) Fattori determinanti l’allungamento funzionale
dell’arto inferiore (figura 2):
• Iliaco in apertura
• Ginocchio in neutra • Avvolgimento dell’elica podalica (piede varo)
FIGURA 1: accorciamento funzionale (da Busquet) FIGURA 2: allungamento
funzionale (da Busquet) L’organizzazione della catena articolare
riflette la "programmazione" della catena muscolare. Da L. Busquet
identifichiamo due tipi fondamentali di programmazione delle catene muscolari
dell’arto inferiore: l’APERTURA e la CHIUSURA (figura 3). La CATENA DI APERTURA,
caratterizzata da: • Varo del piede • Varo del ginocchio •
Iliaco in apertura allunga funzionalmente l’arto inferiore. La CATENA DI
CHIUSURA, caratterizzata da: Valgo del piede Valgo del ginocchioIliaco in
chiusura accorcia funzionalmente l’arto inferiore.

FIGURA 3: chiusura iliaca e conseguenze (figura a sinistra) norma (figura al
centro); apertura iliaca e conseguenze (figura a destra) (Da Busquet)
Se alla programmazione in apertura, come in chiusura, aggiungiamo la
programmazione della catena di flessione (che determina un flexum del ginocchio)
o di estensione (che determina un recurvatum) identifichiamo i 4 atteggiamenti
possibili dell’arto inferiore (figura 4), ossia: • Il VERO VALGO (catena
di flessione + catena di chiusura)
• Il VERO VARO (catena di flessione + catena di apertura) • Il FALSO
VALGO (catena di estensione + catena di apertura) • Il FALSO VARO (catena di
estensione + catena di chiusura)

FIGURA 4: falso valgo e falso varo (da Busquet modificato). Le frecce indicano
l’intra o l’extra rotazione femorale. La falsa "gamba corta" Possiamo
riscontrare queste differenti situazioni:
1. I due arti si presentano "programmati" allo stesso modo e dunque l’altezza
del repere (cresta iliaca) è uguale per i due lati (condizione rara).
2. I due arti, benché "programmati" allo stesso modo (apertura-apertura o
chiusura-chiusura) presentano una difformità nel "grado" di programmazione per
cui uno può trovarsi più programmato dell’altro (p.e. entrambi in apertura, ma
più a destra che a sinistra).
3. I due arti presentano una programmazione opposta (p.e. apertura a destra e
chiusura a sinistra).
Caso "2": la gamba corta (funzionale e perciò falsa) sarà dal lato dell’arto
meno programmato in apertura (nel caso apertura-apertura) o dal lato dell’arto
più programmato in chiusura (nel caso chiusura-chiusura) (figura 5).
Caso "3": la gamba corta (funzionale e perciò falsa) sarà dal lato dell’arto
programmato in chiusura (figura 5).

FIGURA 5: relazione tra programmazione delle catene muscolari e differenza di
lunghezza di arto inferiore. La gamba corta è sempre falsa.
La vera "gamba corta" Spesso la realtà esce dalla logica delle catene
muscolari, ad ogni modo quando troviamo una cresta iliaca molto più alta dal
lato dell’arto programmato in chiusura, quando dall’altra parte la catena è di
apertura, siamo certi che ci troviamo di fronte ad una vera gamba corta (figura
6).
 FIGURA
6: programmazione in chiusura dal lato della cresta iliaca più alta;
programmazione in apertura dal lato della cresta iliaca più bassa = vera gamba
corta. L’adattamento e le conseguenze dello squilibrio
È questo un esempio di come l’organismo si auto adatti ad una situazione di
squilibrio cercando la via dell’equilibrio, dell’economia e del comfort.
Fisiologicamente dovremmo perciò aspettarci un’attivazione della catena di
apertura dal lato della vera gamba corta e di conseguenza una programmazione
della catena di chiusura dal lato dove l’arto è realmente più lungo. L’organismo
in questo caso si dice in "equilibrio nello squilibrio". L’asimmetria nella
programmazione delle catene muscolari comporta un’asimmetria nell’atteggiamento
delle catene articolari: questo squilibrio spesso non è privo di conseguenze.
Possiamo avere infatti sollecitazioni anomale all’interno della stessa catena
articolare (p.e. ginocchio) oppure, poiché intendiamo l’intero organismo come
un’unica unità funzionale, sollecitazioni anomale anche al di fuori della stessa
catena (specie a livello della colonna vertebrale) come adattamento dell’input
ascendente. Spesso, ma non sempre, il dolore si rende manifesto quando altri
fattori (scarsa ergonomia nel lavoro, stile di vita, sport ecc. ...) si
accompagnano (sommandosi) al fattore posturale. ... E le radiografie? La
radiografia, essendo la proiezione di un’ombra su una lastra, è un metodo poco
attendibile se l’intento è quello di stabilire la dismetria degli arti. Se il
raggio arriva da davanti, centrato su L3, basta infatti che il bacino sia di
poco ruotato da un lato che quello stesso lato apparirà più alto dell’altro e
quindi più lungo. Ad ogni modo, il metodo "clinico" è sicuramente il più sicuro
e meno invasivo nella misurazione dell’arto inferiore (figura 7).
 FIGURA
7: la radiografia è la proiezione di un’ombra su una lastra. Una rotazione del
bacino farà apparireuna difformità apparente degli arti. ... Misurazione
sul lettino? Anche la misurazione della differenza di lunghezza degli arti
effettuata da supini sul lettino, prendendo come repere i malleoli mediali, è
fuorviante. Innanzi tutto la lunghezza degli arti può variare a seconda del
fatto stesso di trovarsi in piedi o sdraiati ed è evidente che ad interessarci è
la dismetria in carico. Secondariamente, non solo la programmazione delle catene
ci può portare sulla strada sbagliata, ma anche il fatto stesso che vi sia ad
esempio un emibacino antiverso ed un emibacino retroverso può falsare la
misurazione.
Difatti l’antiversione, da supini, allunga funzionalmente l’arto (il malleolo è
più distale), al contrario, la retroversione lo fa apparire più corto (il
malleolo è più prossimale). Inoltre, è ben noto come attraverso il Test di
Downing per l’arto inferiore (test effettuato per valutare la capacità di
allungamento o accorciamento dell’arto stesso) sia possibile "far salire o
scendere" i malleoli agendo fisiologicamente sull’apertura o sulla chiusura
iliaca. Per non parlare poi di tutte le possibili tensioni mio-fasciali o delle
problematiche viscerali (di pertinenza osteopatica) che concorrono anch’esse
alla programmazione delle catene muscolari e dunque hanno un ruolo decisivo
nella determinazione della differenza di arto: non sarà infatti difficile per un
osteopata ripristinare l’allineamento dei malleoli agendo in maniera globale
sull’intera catena disfunzionale. "Last but not least", la posizione stessa
della lingua, a seconda della postura che mantiene all’interno della bocca, può
far variare istantaneamente la lunghezza degli arti al test dei malleoli, sempre
quando la difformità è funzionale. Altro test da rivalutare riguarda la presunta
misurazione della lunghezza dei femori (o delle tibie) che si effettua sempre in
posizione supina con le ginocchia del paziente piegate, piante dei piedi in
appoggio sul lettino. E’ infatti sufficiente una differente postura degli iliaci
o una semplice rotazione del bacino, o una programmazione dei piedi in varo
(apertura) o in valgo (chiusura) a far apparire una dismetria che sarà anche in
questo caso falsa. È perciò impossibile dare sentenze definitive in merito alla
lunghezza degli arti ponendo il soggetto supino. Solette propriocettive e rialzi
Le solette propriocettive, dotate di micro-rialzi variabili da 1 a 3 millimetri,
collocati laddove s’intende stimolare fisiologicamente la catena muscolare
attivando il riflesso da stiramento, nascono allo scopo di ristabilire
l’equilibrio muscolare e, di conseguenza, quello articolare. Eliminando
l’adattamento (cioè l’equilibrio nello squilibrio), permettono una
ri-armonizzazione dell’intero organismo (equilibrio vero e proprio). Quando
attraverso la stimolazione propriocettiva permane una dismetria evidente, in
questo caso potrà essere necessario applicare un rialzo artificiale che
solitamente sarà (quanto meno in una prima fase del trattamento) di entità
comunque inferiore rispetto alla reale differenza. Conclusioni Dobbiamo
distinguere sempre una vera dismetria dell'arto (di origine genetica o
traumatica) da una falsa "gamba corta", frutto della diversa programmazione
delle catene mio-fasciali. La maggior parte delle dismetrie degli arti
appartengono a quest’ultima categoria. Le cause delle "gambe corte funzionali"
possono essere molteplici (podaliche, oculari, legate all’apparato
stomatognatico, linguali, viscerali ecc. ...); un possibile approccio funzionale
in grado di riequilibrare le catene e ripristinare un equilibrio dei piani
corporei è quello podo-posturale che si basa sul principio fisiologico delle
solette propriocettive. Roberto Bagnoli - Dottore in
Scienze Motorie Bibliografia 1. Busquet L: Le
catene muscolari Vol. IV, Marrapese - Roma
2. Ferrante A: Manuale pratico di terapia miofunzionale Marrapese - Roma 3. Moro
F.: Morgante, vademecum di posturopodia GSC |